Quando immagino il futuro degli agenti, mi viene in mente una scena semplice. Lascio a metà un progetto e, qualche giorno dopo, lo riapro. Vorrei ritrovare ciò che avevamo deciso, capire che cosa è cambiato e scegliere da dove ripartire. La capacità che cerco è questa continuità: una collaborazione che regga anche quando cambiano i documenti, arrivano nuove informazioni o un tentativo fallisce.
Una ricognizione sulle innovazioni dei modelli linguistici mi ha offerto lo spunto per mettere in ordine questa visione. Alcuni mattoni sono già oggetto di ricerca e sviluppo; altri sono possibilità da dimostrare. Li racconto da questa prospettiva, senza assegnare una data al loro arrivo e senza attribuire a Velia o Piccola Velia funzioni che ancora non possiedono.
Scegliere quanto approfondire
Non tutte le domande chiedono lo stesso lavoro. Per ritrovare il titolo di un progetto può bastare una lettura. Per capire perché una storia a scelte conduce a un vicolo cieco, può essere utile provare più percorsi. Mi interessa un agente capace di riconoscere questa differenza e scegliere quando cercare una fonte, usare uno strumento o dedicare più calcolo a un problema.
Per il nostro laboratorio la domanda diventa concreta: una ricerca di alternative migliora davvero la creazione, oppure ripete più volte lo stesso errore? Nella progettazione di Piccola Velia, Monte Carlo è una capacità che il modello potrà scegliere di usare, continuare o interrompere. Il confronto tra possibilità resta al servizio dell’intenzione della piccola.
Una memoria che sappia cambiare
Torniamo al progetto lasciato a metà. Nel primo incontro avevamo scelto un finale; nel secondo lo abbiamo scartato. Se l’agente conserva entrambe le frasi senza distinguerle, il ricordo può diventare un ostacolo. Vorrei una memoria che mantenga l’origine dell’informazione e permetta di capire quale decisione sia ancora valida. Quando chiedo di dimenticare un dato, anche quella richiesta deve avere un effetto riconoscibile.
Nel progetto di Piccola Velia questa direzione prende forma separando episodi, interessi, umore, obiettivi e metodi. Un evento accaduto, un’ipotesi e un desiderio hanno significati diversi. La possibilità di ritrovarli nel tempo richiede un archivio con identità e versioni, oltre a un modello capace di leggerli nel loro contesto.
Portare al modello ciò che serve adesso
Conservare un progetto e presentarlo al modello sono due operazioni diverse. Il contesto è l’insieme delle informazioni disponibili durante una specifica richiesta al modello. Un archivio può essere ricco mentre il contesto del giro contiene soltanto i passaggi pertinenti al lavoro corrente. La scelta di quei passaggi influenza ciò che l’agente potrà capire e verificare.
Una strada consiste nel recuperare dall’archivio i documenti utili prima di generare una risposta: è il recupero di informazioni a supporto della generazione, spesso chiamato RAG. Un’altra usa direttamente un contesto più esteso. Nella ricerca LaRA, presentata a ICML nel 2025, il confronto dipende da modello, compito e caratteristiche del recupero. La mia scelta progettuale è quindi misurare il comportamento sui documenti che vogliamo davvero usare.
Imparare qualcosa che si possa ritrovare
La prospettiva che mi interessa per la piccola è una crescita osservabile. Immaginiamo che scopra un metodo migliore per disporre gli indizi del suo labirinto narrativo. Per parlare di apprendimento vorrei vederla riusare quel metodo in un altro progetto, verificare che aiuti e poter recuperare la versione precedente se qualcosa peggiora. Un buon risultato isolato è un inizio; il riutilizzo è una domanda successiva.
- Fare un’esperienza
- Proporre un metodo
- Confrontarlo con il precedente
- Riusarlo e verificarlo
Continuare significa anche riconoscere un’interruzione
Nel futuro che vorrei costruire, un agente conserva anche i punti incerti del lavoro. Se il programma si chiude dopo aver chiesto a un’app di creare un oggetto, al riavvio deve controllare che cosa è realmente accaduto. Ripetere subito l’azione potrebbe creare un duplicato. Lo stesso criterio vale per una fonte cambiata o un accesso revocato: il progetto continua a esistere, ma le condizioni del prossimo passo vanno rilette.
È qui che le due Velia incontrano la stessa domanda da direzioni diverse. L’adulta accompagna un compito della persona. La piccola è progettata per coltivare un percorso proprio, comprese le scelte di aspettare e cambiare interesse. In entrambe voglio poter distinguere l’intenzione espressa dal modello, l’operazione eseguita e l’esito effettivo.
Il futuro, raccontato mentre prende forma
Questa è la direzione che orienta il Laboratorio: continuità del lavoro, memoria rivedibile, capacità di esplorare e metodi che migliorano attraverso riscontri. Velia dispone già di un prototipo agentico per macOS; il ciclo autonomo di Piccola Velia e l’integrazione Monte Carlo sono ancora da realizzare e qualificare. Le prossime puntate seguiranno questi passaggi, compresi i tentativi che ci faranno cambiare idea. Vorrei che il racconto rendesse visibile proprio questo: come una possibilità diventa una tecnologia su cui possiamo contare.